Messaggio al primo ministro: in bilico tra mali e maiali

 Messaggio al primo ministro (nell'originale trasmesso su Channel 4 The national anthem, ovvero "L'inno nazionale") inaugura Black Mirror come serie di fantascienza distopica di grande livello, ponendo l'accento sulla futilità dei media e sui loro perversi meccanismi comunicativi. Perversi, si potrebbe dire, nel senso lacaniano del termine, che coinvolge sia sociologia che psicologia e che esplica il dramma esibizionistico dell'uomo moderno. 

 

Tutti sono empaticamente coinvolti dalla storia narrata: sì, c'è un terrorista (che poi si scoprirà essere, significativamente, un artista contemporaneo) che ha rapito la principessa e minaccia di ucciderla se il primo ministro non si esibirà in uno squallido amplesso con un maiale. Sì, certo, c'è l'empatia della gente che si mette nei panni del povero politico, che dovrà fare i conti con la popolarità e che la gente in fondo (in un estremo paradosso anch'esso lacaniano) godrà profondamente nel vedergli fare una cosa del genere.  Siamo noi, alla fine, come genere umano probabilità già al capolinea al momento dell'uscita del lavoro, che fu in grado di consacrare Black Mirror come serie TV definitiva, assoluta, in grado di parlare di noi e di farlo senza astrazioni mentali, con plausibilità tecno-scientifica e sfruttando i dettagli della violazione della privacy a cui ci sottoponiamo ogni giorno volontariamente.

Tanto si potrebbe scrivere a riguardo, a questo punto: la privacy che gli esperti ci avvisavano anni fa essere in pericolo, preda di privati ed aziende con sedi in località misteriche esentasse, è diventata una penosa scusa per evitare il vaccino, un rifugio per gli ultimi antisociali che non accettano i cambiamenti indotti da uno spillover. Uno spillover che ha finito per mutare le nostre vite, facendo diventare un virus l'ossessione del nuovo millennio, mentre le temperature continuano a salire e si nega, ancora una volta, con ostinazione che ci sia un problema. 

Del resto è parte della natura umana e fa parte, se vogliamo, anche di un complesso meccanismo psicologico: in un mondo in cui ormai tutto è permesso negare la realtà assume un che di perverso, di inscindibile quanto terrificante, e razionalizzarlo non è semplice nè scontato nè tantomeno banale. E che cosa ci resta, allora, di un primo ministro che dovrà farsi un maiale in diretta TV davanti agli occhi prima attoniti e poi divertiti dei suoi elettori? Molto, tanto, del voyeurismo e della mortificazione dell'etica a cui assistiamo, e da cui non sappiamo ancora dire se ne possiamo ancora "uscire migliori".